La Collezione Ugo Celada

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E come possono stare in equilibrio le due cartoline in primo piano in una affollatissima composizione, se non perché sembrano quasi sollevarsi, in realtà?
Ma quale realtà? La nostra? Appartengono alla realtà gli indici lunghissimi delle mani femminili dei suoi stupefacenti ritratti, o sono reali le punte delle ballerine che nel quadro Ballerine al mare non affondano affatto i piedi nella sabbia come dovrebbero? Come possono crearsi tali situazioni, l'assenza di peso o la pietrificazione della sabbia? Lo spettatore che libera l'immaginazione e infonde vita all'opera resta sorpreso, pur non decifrando la vera motivazione del turbamento. E il talento visivo si esprime anche nella raffigurazione, non solo di più prospettive, ma di più mondi contemporaneamente. Come accade nel quadro Magnolie in cui convivono la natura dei grandi sempreverdi, la struttura nascosta sotto i tendaggi, il mondo dell'artista che si rispecchia nella brocca metallica, insieme alla finestra esterna al panorama del quadro e all'uovo che invece vediamo. Una unione di mondi alla Escher, un altro artista dalla forza visiva e dal virtuosismo tecnico non comuni.
Nel quadro Le tre amiche, Celada si richiama al tema classico delle tre Grazie e adotta, una volta ancora, un forte scarto di prospettiva: la doppia piattaforma su cui è seduta una delle tre figure femminili sembra vista di scorcio e dall'alto rispetto alla prospettiva d'insieme in cui si dispongono le figure. La tenda verde che occupa l'intero sfondo, movimentandolo, sembra parlarci di un qualcosa che vive al di là. Mentalmente, noi pensiamo ad una dimensione più vasta di quella in cui vivono pittoricamente queste donne. La compattezza della superficie pittorica e il mestiere che trapela dal dipinto testimoniano la presenza di un significato nascosto che oltrepassa la realtà visiva. In molte nature morte, d'altra parte, la prospettiva unica lascia il posto a più prospettive, per frammentarsi, talvolta, in sistemi precari, equilibri fisicamente impossibili. Dunque, questa acutezza visiva applicata al reale si fonde con il superamento della stessa realtà. La tenda diviene la pelle dello spazio del nulla. Ma, in questo contesto, il vero nudo è la tenda o la donna coricata sopra la tenda? La saturazione dona al mondo celadiano una tale densità che gli esseri ritratti e le cose assumono un nuovo stato, e possiedono così la forza di trasmettere un messaggio. Tale metamorfosi non ha sede nella percezione pura e semplice della realtà, ma in una interpretazione allucinata, originata dalla eccezionale capacità visiva dell'autore.
La tecnica di Celada, che vive in altre modalità nel movimento iperrealista americano della seconda metà degli anni sessanta del nostro secolo, è la condizione fondamentale per immergere il mondo in un'aura fredda e immobile, che risponde a un profondo sopore. Dinanzi ad uno spazio e ad un tempo non delimitabili, chi guarda potrebbe essere preso da turbamento. La sospensione nasce perché le tende che vestono le cose in realtà le imprigionano, ed imprigionano chi si pone di fronte all'opera. L'incantesimo si prolunga nella dimensione antistante alla superficie pittorica. Lo spazio non delimitabile e soprannaturale diventa un labrinto surreale per l'occhio che osserva.

Gianna Pinotti



Ultimo aggiornamento ( Wednesday 06 April 2005 )