La collezione Prati

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I vasi cinerari del museo, provenienti da Pietole, risalgono alla fase medio recente dell'età del Bronzo (1500/1400-1200/1100 a.C.). Nel corso di questa epoca, stando ai risultati della ricerca archeologica, il territorio Virgiliano e, in generale, quello mantovano, dovevano apparire come un fitto susseguirsi di insediamenti umani certamenti resi possibili dall'introduzione nell'agricolture di tecnologie più avanzate rispetto alla precedente età neolitica e di nuove attività produttive come l'allevamento.
Questa eccezionale raccolta di cinerari in ceramica grossolana sia olle che ciotole, venne rinvenuta a partire dal 1873 da Vincenzo Prati in un terreno di sua proprietà, in una località nota con il nome di Loghino, nell'area compresa tra Pietole vecchio e l'antico argine del fiume Mincio. Il luogo in cui avvennero questi ritrovamenti fu interpretato come un sito adibito a necropoli, come provava la presenza, in alcuni di questi vasi, dei resti combusti del defunto, testimonianza inconfondibile del rito funerario della cremazione che caratterizzava queste antiche genti padane.
 
Delle circostanze del ritrovamento sappiamo che gli ossuari erano deposti ad una profondità calcolabile in m.1,5 circa dal piane di calpestio, alcuni a gruppi, altri invece disposti isolatamente gli uni dagli altri; alcune delle olle si presentavano ricoperte da una ciotola con funzione di coperchio, secondo un uso diffuso anche in età Romana; si sa anche che al momento del rinvenimento intorno ad ogni vaso era ancora visibile l'ustrinum, la terra di rogo. Le olle sone sono di forma globulare, ovoide o biconica, con anse tubolari, a rocchetto o a nastro; le ciotole sono di forma carenata con anse a nastro; le decorazioni, infine, sono quelle tipiche di questo periodo, le semilune a rilievo e le bugne talvolta associate alle scalanature ellittiche o orizzontali.
Dei centocinquanta esemplari originariamente scoperti se ne salvarono soltanto 25, di cui 4 furono portati al museo Pigorini di Roma e una decina trasferiti all'allora museo Civico di Mantova; i rimanenti restarono in possesso della famiglia Prati.


Ultimo aggiornamento ( mercoledì 06 aprile 2005 )