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La collezione Prati La collezione Prati
Il nucleo romano della raccolta archologica di Pietole è costituito da una serie di monete, databili tra la fine del terzo secolo a.C. e il quarto secolo d.C., rinvenute dallo stesso Prati quasi certamente in quello stesso podere che restituì le vestigia della necropoli dell'età del bronzo.
L'esemplare più antico, un asse emesso dalla Zecca di Roma e raffigurante sul dritto la testa di Giano Bifronte e sul rovescio la prua di una nave, risale al III-II secolo a.C., un epoca in cui i Romani non abitavano ancora stabilmente nelle nostre zone. La penetrazione romana nella Transpadania cominciò infatti alla fine III secolo a.C. con una lenta e decisa infiltrazione; anticipò quindi di molto la promulgazione di quelle leggi che inserirono questi territori a pieno diritto nella Repubblica romana.
La monetazione divenne in breve pretesto per una galleria storica di ritratti di personaggi illustri, imperatori e magistrati, ma anche per la raffigurazione di divinità o virtù personificate, alle quali le autorità emittenti volentieri si associavano: è il caso di un sesterzio bronzeo emesso sotto Vespasiano (69-79 d.C.), che reca sul rovescio una figura femminile facilmente identificabile come Fortuna per il suo caratteristico attributo, la cornucopia, simbolo di dovizia e di prosperità, oppure di un altro sesterzo, attribuibile all'imperatore Antonino Pio (138,161 d.C.), il cui rovescio mostra la personificazione della Speranza. L'emissione monetale dunque diventò ben presto un potente strumento propagandistico nelle mani dell'imperatore.
Cecilia Scalari
Ultimo aggiornamento ( Wednesday 06 April 2005 )






